Prosecco volano del successo. Bevibilità, piacevolezza e contenuta potenza il nuovo messaggio del vino. Autoctoni protagonisti.

Il Prosecco non è più un boom o forse lo è nel senso che ripete nuovi e rinnovati exploit ed è opinione dei leader del vino italiano, che il 2016 sia ancora l’anno delle bollicine con una crescita del metodo classico, in particolare del Trento Doc e del Franciacorta Docg. Le previsioni vedono in crescita anche i rosati, in particolare quelli che hanno un specifica identità e storia produttiva. Una conferma che non mi sorprende perchè il mercato cercherà sempre di più vini di piacevole beva, freschi e meno potenti. Il trend positivo di aree come quella del Bardolino, del Cerasuolo d’Abruzzo e dei rosati italiani in generale non fanno che confermare quanto fossero corretti gli obbiettivi che fin dal suo nascere aveva scelto la guida Vinibuoni d’Italia nel valutare positivamente, promuovere e valorizzare, quei vini che oggi sono al centro dell’attenzione anche dei famosi writer americani, che per anni avevano proposto tutt’altro vangelo e da poco tempo si sono convertiti a questo nuovo messìa. Anche i bianchi italiani sembrano godere di orizzonti sereni, specie quelli di più appetibile beva. Il consumatore è dunque sempre più attratto da vini piacevoli e bevebili e sta tramontando – spero definitivamente – il tempo in cui tanto più un vino era corazzato e profuso dal preminente gusto del legno, tanto più sembrava importante.
Nessuno, come ebbe a dire alcuni anni fa un caro amico giornalista, Cesare Pillon, porta la famiglia al mare o va in ufficio con un bolide di “formula uno”.
Ma i bolidi, si sa, servono a vincere le competizioni. Nel mondo del vino è successa la stessa cosa e spesso il vino ha perso i suoi connotati di fruibilità, per diventare oggetto di pura competizione. Nelle guide nazionali ed internazionali sono stati proprio i vini super concentrati, esageratamente forzati, dal colore e dal profumo intenso ed eccessivo a vincere.
Vinibuoni d’Italia quindici anni fa nelle sue valutazioni ha rovesciato questa tendenza e ha voluto premiare vini capaci di confrontarsi con i cibi, vini fruibili, tanto apprezzabili da arrivare a finire la bottiglia che li contiene.
Dal concetto di piacere e di bevibilità, cogliendo insieme a queste due sensazioni, anche le emozioni provocate dalla gamma aromatica e dal sapore riconducibili ad un particolare vitigno e al territorio che lo ospita, nasceva la filosofia di Vinibuoni d’Italia. Oggi ci sentiamo veramente confortati da questa revisione che la critica enoica ha fatto e ci conforta avere dato il nostro contributo. Eravamo Davide contro Golia. Il finale dello “scontro” lo conoscono tutti.
Le previsioni positive dei grandi leader italiani in fatto di mercato non mettono in ombra i superbi nobili italiani. I grandi rossi italiani, dal Brunello di Montalcino al Barolo, dal Chianti Classico all’Amarone, cresceranno ulteriormente la loro quota, già importante, ma attenzione, anche qui gli indicatori danno preminenza all’eleganza, all’aristocrazia, alla finezza soprattutto sui mercati evoluti.
Occhi puntati sugli autoctoni italiani, che godranno di nuove positive performaces.
Io credo che se i produttori italiani – a fronte di queste buone prospettive – sapranno fare squadra arriveremo ancora più forti e competitivi negli scenari internazionali.