Il 45° parallelo è una linea immaginaria che marca l’equidistanza dal Polo Nord e dall’Equatore, latitudine ideale per tutti i grandi vini del mondo. Non è una teoria campata in aria, tutt’altro, “è uno spartiacque tra il troppo freddo al Nord ed il troppo caldo al Sud”, spiega Olivier Bernard, che ha scritto con il giornalista Thierry Dussard “La Magie du 45e Parallèle : Latitude Idéale des Grands Vins du Monde”.

Ma mi chiedo, con i cambiamenti climatici in atto sarà sempre così? Mi faccio questa domanda all’indomani di un interessante evento promosso da Tenute Angoris il 24 maggio scorso nella cornichce della splendida villa che si inserisce nel cuore della proprietà, disegnata in un corpo unico di 500 ettari di cui 70 vitati.

La risposta non è semplice e a confrontarsi con il clima sono ormai i produttori che hanno vigne adagiate sui migliori cru delle nostre regioni più vocate, in particolare nelle Langhe, a seguito anche delle premonizioni degli studiosi più accreditati.

• L’evento

Detto questo la tornata di degustazione che si è svolta presso l’azienda Angoris di Cormons è stata veramente interessante.

«In occasione dell’anteprima dello Spìule Chardonnay DOC FCO 2015, quest’anno abbiamo organizzato una degustazione dedicata ad alcuni vitigni bianchi autoctoni prodotti lungo il 45° parallelo, partendo dalla Valle d’Aosta per arrivare alla Georgia, la culla della vite. – ha dichiarato Marta Locatelli, titolare della Tenuta di Angoris – Abbiamo scelto per questa degustazione dei vini ottenuti da uve autoctone che fossero riconosciuti nella tradizione viticola dei Paesi dove vengono prodotti».

• La storia e le scuole del 45° parallelo

Prima della degustazione, Stefano Cosma, ha spiegato il criterio con cui sono stati scelti questi vini. «Un dato di fatto importante che ci ha spinto verso questi territori per arrivare fino alla Georgia, riguarda la presenza storica delle scuole di viticultura ed enologia che a cominciare dal 1870 sono state fondate nel Regno d’Italia e nell’Impero Asburgico: Alba (1881), Asti (1872), Conegliano (1876), San Michele all’Adige (1874), Parenzo (1875), senza dimenticare quelle minori come Vipacco (1873) e, dall’altro lato, la Società agraria di Gorizia che risale al lontano 1765. Queste scuole testimoniano il fatto che a questa latitudine si producevano i vini più apprezzati d’Europa, e qua gli studenti e i docenti arrivavano anche da zone lontane dell’Impero! Inoltre, sebbene la latitudine scelta sia più o meno la stessa, la terra (lungo questi 3500 chilometri) è certamente diversa: questo dato di fatto, però non ha frenato (fin dalla seconda metà del XIX secolo) il desiderio di sperimentare impiantando proprio nel Goriziano i vitigni Aleatico, Mosler, Pinot grigio, Frontignan, Riesling, Alicante e Isabella (di cui si analizzarono i mosti nel 1847), e nel 1872 a Cormons si impiantarono Carmenet, Gros-bi-dure e Gros-verdot da Bordeaux, Czerlienak dalla Dalmazia, Kadarka dall’Ungheria ed altre varietà provenienti dal Reno, dal Piemonte, dall’Istria ecc. Dimostrando non solo la vocazione di questa terra per la viticoltura, ma anche il profondo interesse dell’uomo verso questo tipo di conoscenza. Anche il fatto che le fiere si siano sviluppate in quel periodo, e che alla Fiera di Trieste nel 1888 fossero presenti i vini più importanti prodotti in tutto l’Impero, testimonia l’enorme interesse e importanza che le famiglie nobili avessero per questo tipo di produzione agricola».

Significativa la citazione che Cosma ha letto da un libro romeno del 1962, in cui si riporta una frase del medico del Doge Loredan che nel 1502 si trovò nella rinomata zona vinicola di Cotnari (Moldavia) e da lì, il 7 dicembre di quell’anno, scrisse ai suoi a Venezia: “In agosto e in settembre qui hanno fatto dei vini del genere di quelli del Friuli”.

«Il fatto che i due vini in degustazione (un Friulano e una Ribolla Gialla) siano stati due dei vini più apprezzati, accerta il fatto che il Friuli Venezia Giulia rimanga un punto di riferimento per la produzione di vini bianchi. Mentre i dati storici presentati dimostrano che questa regione sia da sempre territorio di studi e sperimentazioni che hanno portato nei secoli al rispetto e alla valorizzazione dei vitigni e della terra stessa», ha concluso Marta Locatelli.

• I vini degustati 

Questo l’ordine dei vini bianchi degustati: Blanc de Morgex et de la Salle 2015 DOC Valle d’Aosta (Cave Mont Blanc De Morgex et la Salle Soc. Coop. a Morgex – Ao), Roero Arneis 2015 DOCG (Vietti Srl a Castiglione Falletto – CN), Nosiola IGT (Az. Agr. Pojer e Sandri di Faedo – TN), Friulano 2015 DOC Friuli Colli Orientali (Tenuta di Angoris), Ribolla Gialla DOC Collio 2015 (Carlo di Pradis a Cormons), Zelen 2015 Vipavska Dolina (Vinska Klet Guerila a Ajdovščina – SLO), Žlahtina 2015 (Vinogorje Krk di P.Z. Vrbnik a Vrbnik – HR), Grasӑ De Cotnari 2015 DOC C.T. (Cotnari a Castel Vladoianu – RO), Aligotè DOC Podgoria Sarica Niculiţel (La Sapata a Loc. Somova Jud. Tulcea – RO), Feteaska Albӑ 2014 (Purcari Chateaux a Purcari – MD), Tsinandali 2015 (Binekhi a Tbilisi – GE) e Tsinandali 2013 (Badagoni a Village Zemo Khodasheni – GE).

• Il panel dei degustatori

Il panel di degustatori comprendeva, oltre al sottoscritto, Marta Locatelli, padrona di casa, Alessandro Dal Zovo, enologo e direttore tecnico dell’azienda, Stefano Cosma, Michael Loos (designer di fama internazionale che ha collaborato a numerosi progetti legati alla promozione del vino italiano, e curatore di una rubrica “enologica” mensile su Vanity Fair), Gianni Ottogalli (Associazione Italiana Sommelier FVG e responsabile Guida Gambero Rosso per il FVG), Carlo Petrussi (agronomo e studioso della cultura viticola ed enologica del FVG), Bepi Pucciarelli (degustatore professionista, giornalista e profondo conoscitore della cultura enogastronomica), Adriano Del Fabro (perito agrario e giornalista agricolo e agroalimentare) e Gianluca Castellano (sommelier professionista e maître del ristorante “Agli Amici”).

Mario Busso