Il nuovo stile viaggia sui parametri della piacevolezza e della bevibilità da sempre indicati dalla guida Vinibuoni d'Italia

Il disciplinare di produzione dei vini DOCG “Amarone della Valpolicella” all’articolo 11 recita:
(…)i vini “Amarone della Valpolicella” prima della immissione al consumo devono essere sottoposti ad un periodo di invecchiamento di almeno due anni con decorrenza dal 1° gennaio successivo all’annata di produzione delle uve“.
Pertanto…pertanto… gli Amaroni prodotti con le uve raccolte nel 2012 potevano essere immessi al consumo dal 1 gennaio 2015. Siamo nel gennaio 2016 e siamo andati all’Anteprima Amarone 2012 dove ben 44 vini, su 77 in degustazione, erano ancora da imbottigliare. C’è qualche cosa che non torna. Ne parlavo con il presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, Christian Marchesini. Conveniva su questa discrasia e affermava la propensione, per la quasi totalità delle aziende, ad allungare i tempi di affinamento per permettere a questo cavallo di razza di smussare gli spigoli e puntare all’armonia. Forse varrebbe la pena di cambiare il disciplinare? Mi diceva che ne è stato discusso in consiglio e che non sarebbe una cattiva idea farlo. Ma ora veniamo a questa annata 2012. Annata partita con una primavera umida, un’estate caldissima, un autunno fresco e poi tanta pioggia. Annata capitale che ha segnato il cambio climatico con imprevedibilità stagionali. Un’annata in cui le viti hanno dovuto subire stress sia per la pioggia che per il caldo. Parlando con Daniele Accordini, il mio enologo di riferimento per la Valpolicella, mi spiegava che è stata un’annata più di concentrazione che di sintesi. La vite ha bisogno di sintesi per dare il meglio. L’agosto caldissimo ha fatto si che le piante si siano chiuse in se stesse e abbiano concentrato gli alimenti con un aumento di acidità e zuccheri. Tutto questo l’ho riscontrato all’assaggio, alla cieca, in quasi tutti i 77 campioni. Ho notato una propensione ad avere Amaroni sempre meno “cicciottosi” e sempre più scattanti e croccanti. Non culturisti ma ginnasti. Meno musica barocca e molto, ma molto, jazz. In complesso la qualità è superiore al 2011 anche se molti vini hanno ancora bisogno di riposare, di affinare, di crescere. Ho notato ancora, in molti, la non completa concordanza tra naso e bocca. Difetto di gioventù. Son certa che tra 6 o 12 mesi tutto questo non ci sarà più. Un consiglio? Acquistare ora l’Amarone che più ci piace e aprirlo, minimo, per Natale 2016.

Liliana Savioli