I vini da vitigni autoctoni che non ti aspetti

Nel 1963 il mito cinematografico di James Bond era già esploso con “Licenza di uccidere” e, se l’Inghilterra elisabettiana era fiera della spia di Ian Fleming, mi ricordo che l’America venne invece catturata dal film “Agente 007, dalla Russia con amore”.

Quel romanzo, fra i meglio riusciti dell’autore nel suo congegno di spionaggio ed erotismo, potrebbe preludere al “misterioso” mondo dell’enologia russa sbarcata quest’anno a Vinitaly con oltre 50 vini, tra fermi, spumanti e ice wine prodotti da 18 aziende provenienti dalle 5 regioni vinicole di Krasnodar, Stavropol, Rostov, Dagestan e Crimea, situate a ridosso del 45° parallelo, il cosiddetto “asse d’oro” che corre al centro di alcune delle migliori zone produttive dell’Italia (dal Veneto al Piemonte) e della Francia (il Rodano).

• I Vitigni

Vinibuoni d’Italia è estremamente attenta a quanto sta succedendo su scala planetaria in riferimento ai vini da vitigni autoctoni. Un fenomeno che oltre all’Italia, sta coinvolgendo tutte le regioni vitivinicolre del mondo e alla riscoperta dei vitigni autoctoni è interessata addirittura la Cina.

Per quanto sconosciuta ai più la storia dell’enologia russa risale ai tempi delle antiche colonie greche (oggi le regioni situate al sud della Russia), quando il vino veniva prodotto dai Greci con gli stessi autoctoni tramandati fino ad oggi: le ultime ricerche svolte dagli enti internazionali hanno confermato che gli autoctoni del sud della Russia non hanno nessun legame con i vitigni europei e quindi si possono trovare esclusivamente sul territorio russo.

Tra i circa 30 vitigni autoctoni più importanti vanno citati Krasnostop, Saperavi, Tsimlyanskiy Chorny, Plechistik, Kefessiya Sibirkovy a bacca rossa, e Rkatsiteli e Kokur a bacca bianca.

• Le Zone

La diversità di suoli unitamente a condizioni climatiche con lunghi e freddi inverni e corte estati calde permettono alla Russia di creare vini con caratteristiche davvero diverse. Complessivamente si coltivano quasi 90.000 ettari di vigneti: completamente a sud del 45° parallelo c’è il Dagestan (paragonabile alla Puglia brindisina, 23 mila ettari) dove si producono vini rossi rotondi e fruttati, mentre a nord c’è la fredda regione di Rostov (4.200 ettari) all’interno del distretto Valle del fiume Don e geograficamente simile alla Champagne, dai rossi più tannici e con buona acidità; il parallelo taglia quasi a metà i territori di Kransodar (25 mila ettari), di Stavropol (6.400 ettari) e della Crimea (21 mila ettari) dove, grazie al clima molto simile alla Barossa Valley in Australia, si producono prevalentemente bianchi e rossi di grande interesse per lo più da vitigni internazionali.

Le tecniche

Oltre a vini provenienti da territori e vitigni storici, in Russia esistono stili e tecniche produttive originali: insieme agli ice wines (sia da uve bianche, sia da uve rosse), per la spumantizzazione esiste lo storico metodo Cossack che utilizza in parte uve rosse appassite, mentre in zone estremamente fredde come quella di Rostov i tralci delle viti vengono adagiati e ricoperti di terra prima dell’inverno per difenderli dalle gelate e poi dissotterrati in primavera.

• La produzione e il mercato

Da sempre conosciuto come paese importatore di vini, la produzione di vino in Russia è aumentata di 13 volte dal 2010 a oggi, e nel 2016 si è attestata intorno a 550 mila tonnellate di uve pari a 370 milioni di litri. Favorita dalle nuove politiche vitivinicole di sostegno avviate dalla Federazione Russa – che prevedono di arrivare a 140 mila ettari di vigneto nel 2020 e a 180 mila nel 2025 su un potenziale di 200 mila ettari considerati coltivabili – negli ultimi anni la qualità del vino russo è molto cresciuta e numerose aziende hanno conquistato premi nei concorsi internazionali. Questo è avvenuto anche grazie alla presenza di alcuni dei migliori enologi europei invitati a riscoprire e valorizzare le ricche caratteristiche del territorio attraverso i suoi vini e di molti enologi russi rientrati dopo importanti esperienze all’estero. Un nuovo corso che ha inciso anche sulle preferenze dei consumatori: negli ultimi venti anni è diminuito il consumo di superalcolici del 50% a favore di quello del vino cresciuto del 70%.