Sempre più attenzione da parte del mercato ai vini vegani

Il claim “vino vegano” è un’informazione attualmente non regolata in modo specifico né dalle norme comunitarie né da quelle nazionali. Ad oggi “vegano” e “vegetariano” identificano prodotti che come tali devono sottostare a norme generali di veridicità e non ingannevolezza evidenziati in etichetta.
Esistono sul mercato diversi marchi privati che identificano la caratteristica “vegan”. Si tratta normalmente di marchi di proprietà di persone fisiche, associazioni o strutture private che vengono concessi in uso ai produttori di vino in base a specifici regolamenti.
Semplificando molto, un vino vegano è un vino nel cui processo produttivo non vengono utilizzati prodotti di derivazione animale, né in vigna né in cantina. Si fa riferimento, per esempio, a prodotti come la caseina e l’albumina, spesso usati nella fase di chiarificazione.
Proprio ieri a Milano presso il ristorante Joia, un’azienda piemontese, ha presentato alla stampa il nuovo gioiello di casa, che completa le varie declinazioni del Ruchè della cantina. Si tratta dell’azienda Montalbera che ha scelto di intraprendere il percorso vegano partendo dal Ruchè di Castagnole Monferrato Docg La Tradizione, un vino che nasce da una vinificazione tradizionale, da un passaggio in vasche d’acciaio inox e da un affinamento di tre mesi in bottiglia.
Franco Morando ha creduto fortemente in questa scelta: “Il vino vegano è un vino nato dal frutto, dalla vigna, dal lavoro e dalla passione. Con questa scelta intendiamo interpretare al meglio le esigenze di un nuovo segmento di consumatori fortemente in crescita”. Con la certificazione vegana sull’etichetta Ruchè La Tradizione 2014 diamo la serenità e la tranquillità che, in tutta la filiera produttiva, il vino non è stato intaccato da nessun elemento di origine animale”.
Come la pensa Luca Martini migliore sommelier al mondo nel 2013?
“Il vino vegano va raccontato come qualsiasi altro vino: con passione, amore e rispetto, dobbiamo solo avere la sensibilità di far capire al cliente che la filiera produttiva non utilizza prodotti di origine animale. Non si tratta di scendere in dettagli tecnici che nel contesto di una cena o di un momento conviviale sarebbero fuori luogo. Si tratta di trasmettere un concetto che per alcuni consumatori può rappresentare un importante valore aggiunto”.