Personalità e tradizione nel rispetto del vitigno

Joe Bastianich non manca mai a Vinitaly, fin dal 1987, come ha lui stesso dichiarato.
Lo abbiamo incontrato nel suo stand, nel padiglione del Friuli Venezia Giulia, attorniato da tantissimi fan ed appassionati, e abbiamo aprofittato della sua disponibilità per qualche domanda.

Joe Bastianich, da una parte produttore e dall’altra ristoratore. In questa doppia veste, cosa cerchi in un vino, a seconda dei casi?

Dal punto di vista del produttore per me sono molto importanti due cose, almeno nei mie vini, non sarà così per tutti probabilmente… io sono arrivato a produrre vino come secondo o terzo lavoro nella mia vita e questo mi permette di fare due cose fondamentali: rispettare la varietà e il territorio, con interventi minimalistici, in modo che a parlare siano il terroir e il suo vitigno e poi la cosa forse più importante creare vini che sono molto personali, nel mio caso sono anche un po’ estremi, perchè ho la fortuna di poter presentare vini che non vanno sempre nella direzione del mercato, anzi spesso sono controtendenza.
Come acquirente di vini è tutta un’altra cosa, perchè non vai alla ricerca dei tuoi gusti personali, nel senso che come ristoratore io cerco di comprare vini che possano accontentare i nostri clienti e che si abbinino al cibo. E’ più una scelta che rispetta la proposta culinaria e il tipo di pubblico che viene a consumarli.

A volte la ricerca dell’affermazione sul mercato può spingere un produttore a cercare di mettere in luce gli aspetti più ruffiani di un vino, a costo di snaturarne la tipologia. Come giudichi questo approccio?

E’ un errore assoluto, il mercato cambia troppo velocemente.
Se pensiamo ad uno chef, un ristorante, che cercasse di seguire la moda cambiando piatti ogni giorno, difficilmente ce la farebbe.
Col vino è praticamente impossibile, i tempi di produzione sono così lunghi che cercare di seguire una tendenza non è praticabile.
La cosa più coraggiosa e interessante è invece cercare di crearla una tendenza.

La guida ViniBuoni d’Italia ha instaurato da alcuni anni una partnership con il Comune di Buttrio, dove svolge ogni anno le finali aperte al pubblico. Quest’anno inoltre Buttrio diventa la capitale italiana dei vini autoctoni e la sua fiera regionale diventa nazionale. Cosa ne pensi di questo territorio che è anche il tuo?

Io ho iniziato il mio percorso vinicolo a Buttrio, e qui secondo me, anche nel contesto dei Colli Orientali e più i generale del Friuli, c’è forse il più grande terroir per i vini bianchi in Italia e uno dei più grandi nel mondo.
Buttrio ha un abbinamento raro tra terreno collinare e clima caldo con un buono sbalzo termico, e queste due cose fanno sì che qui si producano tra i migliori vini bianchi in Italia e al mondo, non solo perchè lo facciamo noi, ci sono altre aziende che lo dimostrano.

La Guida ViniBuoni d’Italia ha come pecularità da sempre l’attenzione ai vini da vitigno autoctono italiano. L’Italia vanta il maggior numero di vitigni autoctoni al mondo, quanto è importante continuare a investire su questo patrimonio?

Fortunatamente in questo momento c’è anche un po’ di moda, di tendenza legata ai vitigni autoctoni, che sono una delle cose che distinguono l’Italia nel mondo, assieme al cibo.
Più in generale la biodiversità che c’è in Italia non si riscontra da nessuna altra parte al mondo, per cui anche nel vino è importantissimo cercare di promuovere le tante varietà presenti, anche quelle magari un po’ più dimenticate. E la cosa per me ancora più fondamentale è abbinare i vini con il cibo locale.