Arguta, colta e competente riflessione sul vino di Philippe Daverio

Philippe Daverio e il giornalista Andrea Scanzi hanno dialogato ad Anteprima Amarone sul parallelo tra opere d’arte, icone di stile e Amarone. La prolusione di Philippe Daverio parte tuttavia da una riflessione geo-antropologica. Nel linguaggio europeo un’unica parola accomuna nelle sua radice tutte le lingue del vecchio continente: il vino. Ecco dunque che l’Europa diventa “… la penisola occidentale dell’Asia, fondata sul vino”. Partendo comunque dal tema dell’incontro, ovvero dal binomio vino e arte, Daverio sostiene: “… l’Italia è intimamente barocca, vive da sempre all’insegna del “chi più ne ha più ne metta”, e questo vale per l’architettura come per la burocrazia. Ecco, l’Amarone in questo senso è forse uno dei vini più barocchi d’Italia; è tutto quello che è leggermente troppo, perché è un troppo che a noi non basta mai”.
Parole in libertà quelle di Daverio, che tuttavia vanno diritte al cuore dei problemi, quando, con un pizzico d’ironia, rivela “Avevo proposto di trovare per l’Italia un Ministro dei Beni Culturali che arrivasse dal mondo del vino, che avesse dimostrato di saper concretizzare il rapporto tra creatività, prodotto e progetto, che poi è la stessa triade che sta alla base della cultura. Il vino italiano questo l’ha fatto… Il vino è il simbolo di un progetto culturale anche redditizio… e in Valpolicella, come in altri territori, la redditività del vino è stata fondamentale perché i produttori rimanessero e investissero preservando il nostro bel paesaggio e scommettessero sulla bellezza”.
E qui Daverio, con intelligente acume, ripete quello che spesso Vinibuoni d’Italia ha raccontato ai produttori. “Secondo me – continua Daverio – ci sono dei settori in cui l’Italia è imbattibile nel mondo, e uno di questi è il cibo, in cui il vino, in pochi anni, ha giocato un ruolo importantissimo, guidando la crescita e la scommessa sulla qualità. Ma il vino italiano deve imparare a raccontarsi, soprattutto in mercati nuovi che di vino sanno pochissimo, come la Cina. In questo senso, voi produttori di vino dovete essere un po’ dei nuovi evangelisti del bello e del buono che producete”.