Una pagina di collaborazione con qualche ma…

Sarebbe un’eresia per Vinibuoni d’Italia sostenere che il Pinot Grigio è un vitigno italiano, ma c’è chi lo pensa non tanto avvalorando l’affermazione su basi storiche, ma sulla tradizione e sul consumo planetario di questo vino “italiano”. Infatti si tratta tuttora del vino bianco della Penisola più venduto al mondo.

Nato da una mutazione genetica del Pinot Nero, il Pinot Grigio si presume sia arrivato in Friuli verso la fine del 1800 e da qui si sia sparso in varie regioni della Penisola.

Complessivamente i vigneti della nuova Doc valgono un potenziale produttivo di oltre 24.000 ettari: 13.400 ettari in Veneto, 8.000 in Friuli Venezia Giulia e 3.000 nella provincia di Trento. Il Pinot Grigio è la quarta varietà di uva coltivata in Italia con una crescita negli ultimi cinque anni pari al 144 per cento; il mercato internazionale è il principale punto di riferimento e si stima che la nuova denominazione porterà al consumo qualcosa come 230 milioni di bottiglie.

Sulla qualità non siamo indovini visto che si tratta di 180 quintali a ettaro che si possono portare a 200 nelle annate propizie. Si tratta pertanto di una nuova frontiera del vino italiano che va monitorata con attenzione da parte della guida. Ci limitiamo a sottolineare la positiva valutazione che ne danno le istituzioni politiche.

“Un lavoro straordinario atteso da tempo e raggiunto grazie alla sinergia fra istituzioni. Ora tocca ai produttori cogliere la grande opportunità”.  Questo il commento espresso a Vinitaly dalla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, in occasione dell’evento di presentazione, nello stand del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, della nuova Doc Pinot Grigio delle Venezie che riunisce appunto in un Consorzio interregionale il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Provincia di Trento.

“Una bella pagina di lavoro e di collaborazione” l’ha definita l’assessore regionale alle Risorse Agricole del Friuli, Cristiano Shaurli, evidenziando che si tratta di “un risultato di cui siamo orgogliosi, il cui merito principale è dei vignaioli e della filiera vitivinicola che ha privilegiato la qualità rispetto alla quantità”.

“Questa avventura – ha sottolineato Ugo Rossi, presidente della Provincia autonoma di Trento – è un gioco di squadra che si basa su un prodotto già affermato che vogliamo consolidare per sviluppare nuovi mercati e potenzialità di business”.

“Oggi – ha commentato il presidente del Veneto, Luca Zaia – lanciamo una sfida identitaria, nella quale ognuno dei protagonisti ha saputo rinunciare a un po’ della sua identità per far nascere un Consorzio al quale le istituzioni consegnano una Ferrari chiavi in mano e con il pieno di benzina, ora bisogna saperla guidare”.