Il tema del 1° Forum internazionale di "Wine Research Team WRT"

Villa Sandi, splendido edificio di scuola palladiana risalente al 1622, ai piedi delle colline trevigiane, nel cuore del Montello e dei colli di Valdobbiadene, ha ospitato, sabato 16 luglio, il 1° Forum internazionale di “Wine Research Team WRT”. Si tratta di un progetto nato con l’annata 2012 da una intuizione di Riccardo Cotarella, presidente dell’Assoenologi e dell’Unione mondiale degli Enologi, che coinvolge al momento 35 aziende dislocate sul territorio nazionale con due nuove entry straniere, una francese, l’altra giapponese. Obiettivo di WRT è quello di promuovere la ricerca scientifica applicata alla viticoltura e all’enologia italiana con particolare attenzione alla sostenibilità e soprattutto di condividere e comunicare i risultati della ricerca universitaria al mondo del vino.
Il gruppo WRT è costituito da aziende private e cooperative che si affidano alla consulenza del dott. Cotarella per lo sviluppo dei loro prodotti e si avvalgono di un Comitato scientifico affiancato da un pool di massimi esperti tra cui spiccano i nomi dei professori Attilio Scienza, Fabio Mencarelli e Riccardo Valentini.
La giornata che ha visto la partecipazione di numerosi produttori è stata un’occasione di confronto e di condivisione dei progressi della ricerca e delle metodologie della comunicazione del vino.

• Ad aprire i lavori il prof. Vincenzo Tassinari, presidente di WRT, che ha ricordato l’inizio con 18 imprese nell’aprile del 2014 “nei due anni di attività abbiamo ottenuto molto spazio e la stessa nostra presenza ad Expo Milano 2015 è stata la testimonianza della validità della nostra rete. Una sfida ancora aperta, ma una bella testimonianza di come le imprese associate pensano al futuro ed ai confronti che il futuro sta ponendo loro davanti. È il mercato dei consumatori che dirige le tendenze, consumatori che sono e saranno sempre più connessi, informati e aggiornati su quello che viene di buono ma anche di cattivo. Saranno sempre più esigenti, vorranno garanzie di innovazione e di biodiversità”.

• A seguire Riccardo Cotarella ricorda come “il mondo del vino sia stato invaso da una consistente presenza di imbroglioni, maghi, sciamani, senza preparazione scientifica che predicavano il naturalismo coatto che ha portato alcuni produttori a compiere scelte scellerate che si vedevano nei vigneti dopo uno o due anni. Per questo la necessità di mantenere la qualità attraverso la ricerca scientifica”. Si sofferma ad elencare le ambiziose sperimentazioni che il gruppo sta portando avanti come quelle sugli induttori di resistenza derivati da alghe marine per ridurre i trattamenti chimici; la creazione di portainnesti resistenti alla siccità ed al calcare e di vitigni resistenti alle malattie; nuove tecniche di appassimento, lo studio sulla fertilità dei terreni, la zonazione mirata alla viticoltura di precisione e anche una piattaforma per la raccolta di tutti i dati utili per mappare le condizioni del vigneto.

• Attilio Scienza, docente e ricercatore di viticoltura all’Università di Milano è entrato nel dettaglio scientifico. Il suo intervento si è basato su tre concetti: sostenibilità, sperimentazione e biodiversità. Si dovrà sviluppare una viticoltura che si prolunghi nel tempo, che tenga conto dell’ambiente e si basi sull’etica. Una viticoltura resiliente che ha come simbolo lo straordinario albero di Kalaloch e che porta a utilizzare sempre meno le risorse esterne; in questi anni abbiamo abusato delle conoscenza chimiche e adesso dobbiamo tornare indietro. Quindi maggiore rispetto per l’ambiente, riduzione dell’uso di fitofarmaci, contenimento dei costi, maggiore attenzione alla salute degli operatori e dei consumatori. Inoltre dovrà tenere conto dei cambiamenti climatici, della delocalizzazione della viticoltura, del crollo dei consumi in Europa e dell’invecchiamento cellulare dei portainnesti: dei 39 disponibili ne vengono usati sono 6. Fondamentale poi la conoscenza del suolo, grande ricchezza in termine di continuità, uno scrigno non rinnovabile che custodisce il segreto della vita ed indicatore di biodiversità senza tralasciare il ruolo operato dalle radici, vero cervello della pianta. Continua la sua relazione parlando di un cambio di paradigma della viticoltura con l’utilizzo di una tecnica della medicina umana, la correzione del genoma (genome editing), che va annoverata tra le nuove tecniche di allevamento delle piante ed anche della cisgenetica , vale a dire la modifica di alcune basi di geni presenti nella stessa specie. E’ quindi possibile far diventare i nostri vitigni resistenti a oidio e peronospora e dare, di conseguenza, un’offerta di vino prodotto senza trattamento fitosanitario.

• A concludere la prima parte del convegno il prof. Fabio Mencarelli, docente di enologia all’Università di Viterbo, che si è soffermato in particolare su due sperimentazioni. “Una riguarda i vitigni dell’Amarone: la defoliazione in campo e l’appassimento differenziato delle uve. L’altra riguarda la gestione della temperatura della macerazione delle uve dopo la raccolta e prima della vinificazione”. Il responsabile tecnico di Terre Cortesi Moncaro delle Marche ha illustrato le loro sperimentazioni sulla riduzione dei trattamenti in vigna, azione pianificata da qualche anno in un vigneto di Verdicchio condotta in una annata impegnativa come il 2014 per contrastare le malattie fungine utilizzando l’ossigeno iperattivo.

• La seconda parte del forum ha sviluppato il tema della comunicazione della ricerca con l’intervento di Floriano Zambon, presidente delle Città del vino e sindaco di Valdobbiadene, Capitale della Cultura Enologica Europea 2016, “tutti i risultati della ricerca devono venire trasmessi utilizzando tutti i canali disponibili, da quelli tradizionali ai social network, soprattutto quelli della rete dei comuni che fanno parte delle città del vino. Importante aspetto oltre la qualità del prodotto, anche l’ambiente”.

• Per Fabrizio Carrera, direttore di Cronache di gusto, il mondo del vino deve fare attenzione all’autoreferenzialità che rende poco credibile il senso che si vuole comunicare. Un linguaggio più attento in grado di sfruttare i nuovi strumenti con un invito ad utilizzare lo storytelling.

• A seguito di una serie di articoli per approfondire il concetto di sostenibilità è nato il Forum per la Sostenibilità Ambientale del Vino che ha coinvolto molti esperti della comunità tecnico-scientifica, oltre 1000 aziende vitivinicole e 15 programmi nazionali per lo sviluppo sostenibile del vino.

Piera Genta
Coordinatrice Piemonte Vinibuoni d’Italia