Ho mai apprezzato il modo scandalistico di presentare i fatti. Ma si sa che mettere il mostro in prima pagina è un modo per attirare l’attenzione e – un tempo si diceva – per vendere più copie.
Sul caso del Sauvignon che alcune aziende friulane e venete avrebbero “aromatizzato” occorre andare cauti e lasciare che la magistratura faccia il suo corso.
“Compito delle istituzioni è rispettare il lavoro della magistratura – ha dichiarato l’assessore all’agricoltura Shaurli – ma anche rasserenare gli animi sia dei cittadini consumatori sia, ovviamente, del mercato. Quindi, abbassare i toni e spiegare che c’è una vitivinicoltura che è in grado e vuole continuare a competere ed essere vetrina mondiale del Friuli Venezia Giulia. Aspettare, quindi, con serenità l’esito delle indagini senza enfatizzare e dando la presunzione di innocenza”.
Soprattutto non si può demonizzare la categoria se pochi produttori hanno peccato. Nel settore, in Italia e nel mondo, c’è sempre qualche furbo che percorre la via più facile, ma questo non significa che lo facciano tutti. La maggior parte dei produttori friulani sono seri, si comportano correttamente e lavorano nel rispetto delle regole.
Questo brutto episodio, che va circoscritto, getta comunque uno schizzo di fango che il Vigneto Friuli non merita di subire, soprattutto per il rispetto dovuto alle tante aziende e ai viticoltori che ogni giorno operano nella legalità.
L’auspicio è che chiarezza venga fatta il più presto possibile e se c’è qualcosa di illegale è giusto chi ha sbagliato paghi. Se invece non dovesse esserci nulla tutto si risolverebbe in un polverone tipico italiano, ma molto grave purtroppo perché allungherebbe una pesante ombra sul comparto difficile da cancellare. Tutto questo nel momento in cui il Friuli Venezia Giulia sta avviando un progetto importantissimo – e questa è la notizia che ovviamente passa sottotono e di cui non si parla – un progetto che riguarda l’adesione di 50 aziende di tutta la regione all’Associazione temporanea d’imprese (Ati) per il programma di promozione all’estero nell’ambito dell’Ocm Vino. Si tratta di una delle più grandi reti d’impresa attive in Italia che punterà oltre che ai mercati tradizionali, quali Usa, Cina e Russia, sarà finalizzato ad aprire nuove finestre su Giappone e Canada.