La fusione dei piccoli Comuni nuoce al rapporto identitario vitigno, territorio, tipicità

Dal recente convegno di Scandiano (Re), dove si è parlato di Lambrusco e difesa dei vitigni italiani, si è parlato del pericolo che incombe sui territori: l’obbligo d’accorpamento dei comuni sotto i 5 mila abitanti. La proposta di legge crea scompiglio nelle denominazioni d’origine.
Dalla Val d’Aosta alla Sicilia, passando per Aymavilles e Morgex (Ao) fino a Montevago (Ag) e in decine di altri paesi del vino, la proposta di legge per obbligare i Comuni sotto i 5mila abitanti a fondersi, presentata alla Commissione Affari istituzionali della Camera da 20 parlamentari Pd, rischia di creare molta confusione ed effetti collaterali sul sistema delle denominazioni d’origine italiana, ricca di vini conosciuti per il nome del Comune in cui sono prodotti, e con riflessi negativi anche sull’enoturismo e sulla produzione, per aspetti d’etichettatura e promozione.
A lanciare l’allarme, a margine del convegno, è l’Associazione Nazionale Città del Vino, rete di 450 Comuni italiani a vocazione vitivinicola. La proposta governativa di “sciogliere” i Comuni sotto i 5.000 abitanti per ironia della sorte rimette in discussione il territorio comunale creando un vulnus a molte denominazioni. Insomma, anziché rafforzarlo, s’indebolisce il terroir.
“La vitivinicoltura italiana e il sistema delle qualità delle denominazioni – sostiene il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon – ha come riferimenti principali il vitigno e il territorio, l’origine e la tipicità, ovvero quei presupposti delle denominazioni che andrebbero rafforzati e difesi e non minacciati dall’interno, con le nostre stesse mani. L’Associazione prevede due strade possibili per scongiurare ulteriori pericoli: il Testo Unico del Vino in corso di redazione, dove abbiamo sottolineato più volte ai relatori andrebbe specificata meglio la caratteristica identitaria dei nostri vitigni, poiché nessun Paese al mondo basa la propria vitivinicoltura su un numero così elevato di varietà (oltre 500 quelle iscritti al Catalogo nazionale e molti gli autoctoni). Secondo – conclude Zambon – la veloce approvazione della proposta di legge che riconosce il mondo del vino italiano come patrimonio culturale”.
“La nostra vitivinicoltura di qualità ha anche una sua specificità: quella cioè d’essere prodotta in tanti Comuni sotto i 5mila abitanti – sottolinea il direttore di Città del Vino, Paolo Benvenuti”-.
In questa prospettiva la proposta di legge sullo scioglimento dei piccoli Comuni rischia di mandare in tilt il nostro sistema di qualità. Anche su questo è necessaria una riflessione attenta e una revisione, perché un conto sono le funzioni amministrative, un altro la rappresentanza degli interessi e del valore che le amministrazioni locali hanno in dote per storia, tradizioni, patrimonio e comportamenti”.
Stando a questa proposta si salva per ora Montalcino, che con 5.139 anime potrà conservare il titolo di Comune, almeno finché la demografia lo consente, ma un Barolo di Barolo (739 abitanti) si chiamerà della “frazione”di Barolo? Un Morellino rimarrà di Scansano (4.500 persone) o della “località” Scansano? E il Barbaresco (670 abitanti), il Greco di Tufo (934), l’Aleatico di Gradoli (1.479)…?