Durante la presentazione di Vinibuoni d’Italia alla stampa, avvenuta il mese scorso nell’ambito del Merano WineFestival, l’annuncio fatto da Cristiana Baietta, responsabile editoriale di Touring Club Italiano, durante il suo intervento, ha destato entusiasmo tra i numerosi produttori presenti, stupore negli addetti stampa e soddisfazione da parte dei curatori nazionali della guida, Mario Busso e Alessandro Scorsone, e di tutta la Redazione.

Di fatto a metà novembre la prima tiratura di Vinibuoni d’Italia è andata esaurita in libreria.

Un segnale importante nell’ambito di una crisi che da anni incontra l’editoria di settore, ma soprattutto un apprezzamento e un’approvazione da parte dei lettori per i contenuti che Vinibuoni d’Italia sta portando avanti, differenziandosi totalmente dalle altre guide dedicate ai vini italiani. Stringere il campo, ridurre il numero di aziende da premiare per non disperdere la concentrazione del lettore non è facile in un paese come il nostro dove la produzione di vini di qualità rappresenta uno dei rari singulti di orgoglio nazionale. Vinibuoni d’Italia lo ha fatto focalizzando la sua attenzione sui vini da vitigni autoctoni, che sono diventati ormai gli alfieri dell’enologia nazionale e del suo successo sui mercati. Ma lo ha fatto restringendo anche il numero delle aziende in guida, grazie all’estremo rigore delle valutazioni; lo ha fatto non concedendo ‘rendite di posizione’. Proprio per il rigore selettivo e per il numero chiuso che la guida si è imposta, c’è una rotazione e un ricambio annuali significativo per evidenziare che si premia il merito e non il nome o la fama di un’etichetta o di un’azienda. Infatti aziende che partecipano per la prima volta alle selezioni, possono essere inserite in base alle migliori valutazioni ottenute dai propri vini.