Sono una decina di anni che Vinibuoni d’Italia partecipa all’evento realizzato a Tarvisio, la città di confine che dal Friuli Venezia Giulia apre i suoi orizzonti verso la Mitteleuropa attraverso l’Austria e la Slovenia, mercati sempre più vivaci che rappresentano soluzioni interessanti per l’imprenditoria italiana.

Ein Prosit è un evento che propone a questi mondi molte eccellenze tipiche della cultura enogastronomica italiana e punta a valorizzare quei prodotti di nicchia che sono frutto di un artigianato del gusto testimonianza dei grandi miglioramenti avvenuti nel comparto agricolo e agroalimentare italiani.

Ein Prosit è dunque meta ambita dagli amanti del buon cibo e del buon vino, ma il percorso per raggiungere Tarvisio, e più nello specifico il Palazzo Veneziano di Malborghetto, sede della mostra assaggio, nasconde altri ammiccamenti e già dal fondovalle Venzone, patria della lavanda, sa inebriare il cacciatore di emozioni con i suoi richiami provenzali.

Poi, seguendo i consigli di Walter Filiputti, che ha cantato con passione e profonda conoscenza queste terre, a Stazione Carnia si imbocca la Pontebbana per inoltrarsi nel Canal del ferro, così chiamato perché era la via attraverso la quale scendeva il minerale, scavato nelle miniere alpine, verso i porti dell’Adriatico. Vallata che, disegnata dal fiume Fella, non lascia minimamente immaginare le tante bellezze e bontà che nasconde.

Proseguendo, ecco Moggio Udinese disteso attorno alla sua abbazia e poi Chiusaforte, dove il fiume forma una gola, che i potenti di tanto tempo fa usarono per riscuotere lauti pedaggi.

La Pieve di Santa Maria Maggiore di Pontebba custodisce uno dei più begli altari lignei che si possano vedere, il Flügealtar o “Altare alato”, opera del Maestro Enrico da Villacco.

Superata Pontebba si entra nella Valcanale, che ci porterà a Tarvisio fino al Monte Forno, sulla cui sommità convergono, in un unico punto, i confini dell’Austria, della Slovenia e dell’Italia. Le etnie tedesca, slava e italo-latina hanno scritto le pagine fondanti della storia culturale, religiosa e civile dell’Europa. Il modello è nato dal basso, dal popolo. Infatti, mentre i potenti scatenavano guerre e spostavano i confini avanti e indietro, qui le popolazioni tessevano una rete di convivenza reale che le ha portate, nei secoli, a mescolare culture, usi, costumi e cucina.

Nella chiesa della Madonna del Lussari si ritrovavano e si trovano tuttora a pregare assieme sloveni, carinziani e italiani: esempio per un’Europa, che di questi tempi fa tanta fatica a riprendere la retta via da seguire. Questa convivenza si coglie anche nei piatti tradizionali dell’intera area, che ha prodotto una stupenda e inimitabile ibridazione in cucina, preservata con un orgoglio non fazioso, ma fortemente caratterizzato dalla cultura di appartenenza e dalla vera capacità di vivere il territorio nella dimensione corretta e sostenibile. Questa sensazione si coglie tra coloro che allevano bestiame o producono ortaggi bio, negli chef che si ispirano, per i loro piatti, alle loro escursioni tra i boschi, tra i prati e tra le malghe.

Forse non molti sanno che Tarvisio possiede una delle più belle e vaste foreste d’Europa, con i suoi oltre 23.000 ettari di superficie. Così come non molti sanno che nella foresta vegeta l’Abete che canta, ovvero l’Abete di risonanza, dal cui legno un friulano doc, il maestro Gio Batta Morassi, dà vita a violini ricercati in tutto il mondo.

Nel Tarvisiano c’è la più grande e importante malga dove si fa formaggio da secoli: quella del Montasio, di fronte al massiccio del Canin.

Bisogna proprio ricordarlo! molti dovrebbero salire quassù, non solo perché attratti dai profumi e dai sapori di Ein Prosit. Vino e food, come da anni sostiene Vinibuoni d’Italia, devono diventare volano per completare il viaggio attingendo al genius loci e ai suoi saperi; per respirare la cultura e le bellezze dei territori; per godere di panorami e proposte gastronomiche davvero unici; per immergersi, come nel Tarvisiano, in un uno spazio/tempo in cui passato e presente convivono all’unisono.

Fonte “La valle dei tre confini” di Walter Filiputti

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