Secondo Nomisma Wine Monitor e Agia-Cia (Associazione giovani imprenditori della Confederazione italiana agricoltori), sono circa 24.000 i giovani produttori di vino italiani e le aziende di questi giovani crescono proporzionalmente il doppio delle aziende “senior” con la metà del credito, perché usano la rete e i social media per promuovere le loro bottiglie dentro e fuori i confini nazionali e studiano marketing.
Questi nuovi produttori di vino stanno favorendo un ricambio generazionale che nel nostro Paese stenta a decollare e segna il passo anche in Europa dove solo il 7,5% dei produttori ha meno di 35 anni. Quindi, nonostante oggi l’Italia vanti primati da record nel comparto (è il secondo Paese produttore e il primo Paese esportatore in volume al mondo) e conti circa 450.000 aziende, di cui 384.000 con vite e 63.000 aziende vinificatrici, solo il 3-4% dei titolari d’impresa ha un’età inferiore ai 40 anni.
L’identikit dei giovani produttori di vino?
Hanno tra i 25 e i 36 anni e posseggono un’istruzione medio-alta (75% diplomati e 15% laureati); parlano inglese e oltre il 90% ha un’ottima conoscenza del web; in otto casi su dieci si connettono quotidianamente a Internet, mentre in cinque casi su dieci usano la rete per promuovere i propri prodotti, raggiungendo più facilmente i consumatori e ampliando la propria clientela. Ma non solo: soprattutto con i social possono condurre indagini di mercato per comprendere e anticipare i gusti e le esigenze dei compratori, orientando la propria offerta.
Il 60% ha rilevato l’impresa di famiglia e più della metà svolge attività multifunzionali.
Vinibuoni d’Italia, che sta monitorando il fenomeno, dedicherà un approfondimento al tema nell’edizione del 2017 della Guida. Intanto, in collaborazione con la fiera di Buttrio, premia tre protagonisti della Regione FVG, che si sono particolarmente distinti: Matteo Livon, Matej Skerlj e Kristian Keber