L’alpeggio di Malga Montasio è un gioiello delle Alpi Giulie ed è la patria del formaggio omonimo che qui si produce fin dal 1200. È in questo luogo, situato tra 1.500 e 1.800 metri, che turismo ed eccellenza gastronomica si incontrano in uno splendido contesto circondato dalle maestose catene dei monti Canin e Montasio. Un sito di interesse comunitario che si estende su un territorio di 1.064 ettari, di cui la metà dedicata al pascolo.
L’altopiano offre molte opportunità sportive, dall’alpinismo al trekking, dal nordic walking alla mountain bike, sempre in un ambiente alpino di bellezza unica, salendo tra stambecchi e marmotte.

Malga Montasio, gestita dall’Associazione allevatori Fvg, è organizzata per accoglie escursionisti e visitatori con ristoro e alloggio, ma è soprattutto zona di produzione, con capi bovini provenienti da 46 allevamenti di 30 comuni del Friuli. Nei 90 giorni di alpeggio, nel caseificio della malga si lavorano circa 1.400 kg di latte al giorno. Tra i prodotti spicca ovviamente il “Montasio dop di montagna” che prende il nome dal sito in cui si trova la malga. È un formaggio prodotto solamente con il latte delle vacche alpeggiate in malga e ha caratteristiche uniche grazie a tre fondamentali fattori: l’erba, il latte e l’aria di montagna.
Tra le golosità, da non perdere il frico!
Si presenta in due versioni: friabile o morbido.
Il frico friabile o croccante è molto sottile ed è fatto di solo formaggio Montasio che viene fritto in olio bollente. Facile da sagomare è ottimo da solo o ricolmo di funghi.
Il frico morbido o frico di patate si prepara con formaggio, patate, burro e sale e si presenta come una grossa frittata. Potete cucinarlo scegliendo di usare del Montasio (o Latteria) semi stagionato (6 mesi) o stagionato (oltre 10 mesi) in base alle vostre preferenze; la ricetta originale prevede l’uso di formaggi di stagionatura.
Le origini del frico sono molto antiche. Le prime testimonianze del frico in cucina risalgono al “De arte coquinaria”, antico libro di ricette del XV secolo, ad opera del Maestro Martino, cuoco comasco, che nel suo ricettario aveva collezionato diverse preparazioni tipiche friulane, citando anche l’antenato del frico, il caso in patellecte, letteralmente “formaggio in padella”.