L’addio a Roberto Felluga mi priva di una persona amica che ho apprezzato e stimato di più man mano che la nostra conoscenza ci portava a condividere idee e visioni; l’addio non mi priva tuttavia del lascito ideale che ha connotato la sua serietà, il suo temperamento schivo ma risoluto e profondamente umano. La sua nel mondo del vino – come ebbi modo di dirgli – è stata un’esperienza estetica tradotta nell’attività di vignaiolo in primo luogo e poi in cantina, dove ha saputo tradurre nel vino il suo stile inconfondibile. Per primo ha avuto la lungimirante intuizione che i grandi bianchi del Collio sanno affontare il tempo. Ricordo le sue parole “ La naturale vocazione del nostro territorio alla produzione di grandi vini, soprattutto bianchi, conduce per forza a ottenere calici che saranno eccelsi anche dopo anni di invecchiamento”. E così è stato. Roberto Felluga ha capito la sua terra, l’ha accarezzata con le sue cure e ha tradotto le sue potenzialità e profferte in vini che hanno anima e forza vitale uniche.
Oggi la tristezza e il dolore prevalgono, ma noi auguriamo alla figlia Ilaria che il lascito spirtuale del messaggio di papa Roberto sia un pensiero positivo costante e vivo che saprà, con la sua fervida presenza, accompagnare la sua vita e la sua attività.