Quale vino nel passaggio di padre in figlio?

“Di padre in figlio – Il gusto di fare impresa – XI Edizione” è un evento promosso da Credit Suisse e KPMG, con il contributo di Mandarin Capital Partner e il supporto scientifico della LIUC Business School. Il Premio si rivolge a imprenditori appartenenti almeno alla seconda generazione, alla guida di aziende familiari con sede legale in Italia e con un fatturato superiore a 10 milioni di euro, con il fine di valorizzare storie e percorsi di passaggi generazionali di successo, dove “la passione all’intrapresa” dei genitori ha permesso ai figli di esaltare e garantire la continuità dell’attività.

La Carlo Pellegrino di Marsala ha vinto nella categoria “Piccole Imprese”. Azienda internazionale sin dalla fondazione, grazie alla produzione di Marsala, oggi la Pellegrino è annoverata tra le cantine che hanno segnato la storia dell’enologia siciliana moderna e i suoi vini sono riconosciuti come l’espressione più classica dell’isola.
La famiglia Pellegrino, giunta alla sesta generazione, guida il sogno imprenditoriale iniziato nel 1880, così come ebbi modo di scrivere nel libro che ho dedicato al Marsala per i tipi di Gribaudo Editore. Notevoli gli investimenti legati alla sostenibilità ambientale, al marketing e alla comunicazione soprattutto per svecchiare l’immagine del Marsala e per tutelare l’identità storica e culturale del territorio.
Non può che darci soddisfazione vedere assegnato il premio “Di padre in figlio” a questa azienda che abbiamo avuto modo di seguire e di premiare negli anni per la continua affermazione di valori legati all’eccellenza del vino e alla promozione del territorio.
Mi permetto una piccola disgressione segnalando che anche un nostro storico partner, Levoni, è stato insignito del premio nella categoria “Storia e Tradizione”.

• Le dinastie da qui al futuro
Prendo spunto dal premio, per riprendere il filo di un discorso apparso nel libro pubblicato da Skirà “Storia moderna del vino italiano” a firma di Walter Filiputti. C’è nel libro un capitolo a cui ho collaborato dedicato alla situazione dell’enologia italiana di questi ultimi anni. In particolare ho analizzato il passaggio di consegne che sta avvenendo nelle imprese vitivinicole italiane tra la generazione passata e quella che rappresenta il futuro del vino italiano. Nel farlo mi sono avvalso di ricerche finalizzate all’analisi di questa evoluzione. La sintesi che emerge è esattamente coincidente con i commenti di Salvatore Sciascia e Valentina Lazzarotti, co-direttori di FABULA, il Family Business Lab della LIUC – Università Cattaneo che ha curato lo screening dei casi e la raccolta e l’analisi dei dati.
«Gli studi – sostengono i curatori – ci dicono che le imprese familiari, se ben gestite, sono capaci di performare meglio di quelle non familiari, anche in periodi di crisi. Le ragioni delle buone performance sono da ricercare in una serie di elementi che derivano dalla compresenza di due istituti: la famiglia e l’impresa. Le migliori imprese familiari si caratterizzano per valori come quello della semplicità, dell’onestà, del rispetto, dell’unità, dell’impegno, del merito, dell’impresa come bene comune, non solo familiare.»
Da queste premesse appare scontato un approfondimento necessario sul fatto che il ricambio nel mondo del vino sta portando e porterà sempre più innovazione perché i nuovi player, o come li definisce il gergo economico, i nuovi stakeholder si pongono in modo diverso dal passato; posseggono un’istruzione medio-alta; parlano più di una lingua e oltre il 90% ha un’ottima conoscenza del web; la riprova è che si connettono quotidianamente a Internet e usano la rete per promuovere i propri prodotti, raggiungendo più facilmente i consumatori per ampliare la propria clientela. Ma non solo: soprattutto con i social possono condurre indagini di mercato per comprendere e anticipare i gusti e le esigenze dei compratori, orientando la propria offerta che potrebbe anche portare a interpretazioni vinicole diverse dal passato. Inoltre il passaggio generazionale rappresenta e rappresenterà un punto di svolta anche nel modello di business in cui la forza della tradizione dovrà confrontarsi, soprattutto sul piano della comunicazione, con le potenzialità dell’innovazione e con i nuovi linguaggi.