Friulano va a definire un vino che nella sua sintesi racconta la passione della gente e del territorio della Regione.
All’inizio la scelta non aveva convinto ed erano scoppiate focose battaglie tra le opposte fazioni dei favorevoli e dei contrari.
Per essere sincero, l’opzione, allora, mi aveva trovato scettico, poiché emotivamente mi sentivo legato ad un nome, Tocai, la cui cancellazione evocava in me il dolore di una perdita importante perché temevo andassero smarriti pezzi di storia e di una cultura materiale radicata nel costume della gente. A distanza di tempo e, grazie all’impegno promozionale profuso, mi accorgo che la nuova identità del vino sta trascinando con sé una più forte comunicazione del territorio a cui fa riferimento. Ecco dunque che il vino-bandiera della regione è diventato traino per la viticoltura friulana di eccellenza, ma anche della cultura enogastronomia, delle tradizioni e dell’intero patrimonio di arte e di risorse agroalimentari che compongono il ricco paniere regionale.
La promozione del Friulano ha sintetizzato la volontà di comunicare e di valorizzare non solo il vino ma tutto il sistema Friuli. Questa logica ha innescato stimoli verso quelle forme di turismo che muove alla scoperta della gastronomia autentica e delle varie espressioni culturali, artistiche e paesaggistiche che fanno da corollario al vino. La fortuna di quest’ultimo può avvantaggiarsi anche del vento favorevole che spira a favore dei vini che derivano da vitigni autoctoni, pertanto quando il consumatore vuole la particolarità, la rarità e l’unicità trova nel Friulano un vino che, avendo ormai raggiunto punte di eccellenza, sa esprimere il legame con il suo territorio, con la storia e con le tradizioni di chi lo produce.
Oggi i produttori lo sanno interpretare adeguando la sua vena versatile agli stili aziendali, dove tuttavia non perde mai i suoi tratti dominanti. Vino fresco, caratterizzato da uno sfalcio di assolato campo fiorito, il Friulano misura le sue note vegetali con la mineralità e una riconoscibile struttura nelle sue versioni giovanili; quando la scelta lo propone leggermente invecchiato, ecco apparire le erbe aromatiche, la pera, il cedro candito e l’energia calibrata di una struttura mai eccessiva che non rinuncia ad un finale fresco e sapido.
Personalmente credo che il Friulano, pur non rinunciando ad accompagnare il piacere di due chiacchiere tra amici, rinnovando in tal modo il suo ruolo di primo attore nella celebrazione del rito del tajut, offra opportunità ben più ampie. Da quando i vignaioli hanno dedicato appassionata attenzione alla sua produzione, il Friulano ha innalzato la sua qualità e i nuovi stili permettono confronti a tutto campo con i bianchi blasonati italiani e internazionali.
Così, se nelle mie incursioni in Friuli non dimentico mai il classico abbinamento con tutti i salumi dell’arte norcina e se il matrimonio eletto della tradizione lo vuole con il San Daniele, personalmente adoro il Friulano anche con le note appena affumicate del Sauris. La primavera mi ha accompagnato a celebrare questo vino con gli asparagi di Tavagnacco e con la minestra di sclopit. Salendo in Carnia l’ho provato con i cjalsons, in laguna con i molluschi e il boreto di Grado, a Muggia con i sardoni barcolani e i risotti di mare… infine l’ho apprezzato sulle elaborazioni complesse e creative dei migliori e acclamati chef della regione alle cui tavole mi sono seduto durante le molteplici produzioni editoriali realizzate in Friuli a fianco dell’amico Walter Filiputti.
Da appassionato amante e cultore di questa terra e di questo vino, più di ogni altro Walter ha saputo sintetizzarne la personalità. Rubo le sue parole, consapevole che il furto mi sarà perdonato, perché mi associo all’affetto con cui egli si esprime:
“…il Friulano è impossibile inquadrarlo in  un solo ‘matrimonio’, visti i suoi tanti amori! Sa vestirsi casual, ma anche elegante fino allo smoking: sta volentieri in osteria, perché è lì che si è formato, ma si distingue e s’impone, con discrezione, sulle tavole dei ristoranti top del mondo. Che poi è un po’ il carattere di noi Friulani…”.
Mario Busso