Serge Hercberg, professore di Nutrizione alla Facoltà di Medicina dell’Université Sorbonne di Paris è tra gli ideatori del sistema di etichettatura Nutriscore e ha proposto di ‘bollare’, di fatto, come pericolose per la salute tutte le bevande alcoliche anche se la presenza di alcol è ridotta.
Siamo difronte a un’idea che si presta a una interpertazione quanto mai controversa, perché se da un lato è incontrovertibile il ruolo che occupa il professore, nasce il dubbio che le sollecitazioni che hanno dato avvio alla proposta avanzata presentino non pochi dubbi di carattere a mio modo di vedere di coerenza deontologica.
Il limite più evidente del sistema Nutriscore proposto è quello di classificare gli alimenti e le bevande sulla base di un algoritmo che ignora completamente le quantità che sono normalmente consumate.
Mutuando le parole del sottosegretario alle Politiche agricole Gian Marco Centinaio, diciamo anche noi che si tratta dell’ennesima follia di un’etichettatura che nei fatti promuove cibi ultra processati, penalizzando invece alimenti naturali e salutari come l’olio extravergine d’oliva o eccellenze dei territori come i prodotti a denominazione d’origine, senza tenere in considerazione le quantità consumate.
«Il vino – continua Centinaio – in Francia così come per noi, è espressione di cultura e dei territori, è parte della Dieta Mediterranea, riconosciuta come patrimonio immateriale dell’Umanità dall’Unesco oltre che una voce importante dell’economia italiana che nel 2021 ha fatto registrare cifre da record, superando i 7 miliardi di euro di export. Va promosso un consumo moderato e consapevole, non discriminando in modo ottuso un intero settore».
«L’affronto è all’intelligenza dei consumatori prima di tutto oltre a rappresentare uno schiaffo per un comparto che rappresenta, da secoli, non solo una ricchezza economica, ma soprattutto un modello di vita e di civiltà». Questo il pensiero di Micaela Pallini, alla guida di Federvini, sulla profferta arrivata dalla Francia.
Certe insulse proposte, non sorrette nè dalla logica, nè dalla storia mi portano alla mente il ruolo dei clientes in epoca romana, ovvero quei cittadini che, per la loro posizione nella società, si trovavano ad adempiere a una serie di obblighi nei confronti di un ‘patronus’, a sua volta obbligato  in solido nei confronti del cliente. La relazione si chiamava “relazione di patronato” e tale posizione, come avviene spesso tuttora nella mercificazione dei rapporti mascherati dal rigore scientifico, era al limite di una sudditanza neppure troppo velata.

Mario Busso