La differenza tra un consumo moderato e un abuso è quello che Vinibuoni d’Italia auspicava, anche se ritengo non si sarebbe dovuti arrivare a questo punto analizzando le premesse che hanno portato al voto, ovvero l’aver puntato più sulla ‘criminalizzazione’ che sul ruolo imprescindibile giocato dall’educazione al consumo moderato del vino.

Giunti a questa situazione, dal mio punto di vista, risultava doveroso che venissero fatte le dovute distinzioni per non creare allarmismi ingiustificati tra i consumatori nei confronti di un prodotto chiave della nostra cultura, della nostra storia e della nostra economia, come è il vino.

Già in passato abbiamo sottoscritto e sposato l’invito delle istituzioni alla promozione di un utilizzo moderato e consapevole. I dati degli ultimi decenni nel nostro Paese mostrano già un’evidente riduzione dei quantitativi a favore della qualità: in sintesi, si beve meno e meglio, in modo più consapevole.

Le modifiche approvate alla relazione sanciscono che non è il consumo in sé ad essere un fattore di rischio, quanto l’abuso. Si tratta di una differenza sostanziale che era corretto venisse recepita. Il “consapevole” rapporto con il vino è un elemento positivo per i produttori stessi che da molto tempo hanno tra i propri obiiettivi quello di fare accostare i consumatori ai propri prodotti facendone apprezzare le qualità organolettiche, la storia e le tradizioni ed associando il vino a preziosi ed indimenticabili momenti di socialità; il tutto attraverso una comunicazone che esalta ormai da anni l’esperienza della degustazione e della convivialità e mai l’abuso.