Appena conclusa la terza edizione della kermesse Roséxpo 2016 dedicata ai vini rosati nostrani e internazionali, in rassegna rispettivamente 156 e 46 etichette, si pensa già a ciò che potrà riservare l’immancabile appuntamento per il 2017, programmato a Lecce dal 9 all’11 giugno. Ma perché dedicare tanto spazio ai vini rosati? Da sempre, e da molti, ritenuti “vinelli beverini e fragolosi”, idonei al consumo prevalentemente estivo e rivolti al target femminile. Il Salone internazionale dei vini rosati nasce proprio per scardinare questo cliché. Così, per volontà dell’Associazione deGusto Salento, impegnata nella valorizzazione del Negroamaro, sono stati invitati a Roséxpo 2016 giornalisti da fuori regione, fotografi e addetti ai lavori, tra cui la guida Vinibuoni d’Italia.

deGusto Salento raggruppa 18 produttori pugliesi innamorati della propria regione e consapevoli della necessità di comunicare in un’ottica di condivisione esperienziale. Le cantine aderenti all’Associazione sono Apollonio Vini, Bonsegna, Calitro, Cantele, Cantine Paololeo, Castel di Salve, Castello Monaci, Conti Zecca, Garofano Vigneti, Marulli Vini, Michele Calò, Romaldo Greco, Rosa del Golfo, Santi Dimitri, Tenute Rubino, Valle dell’Asso, Vallone e Vetrère.
Attraverso un fitto calendario di appuntamenti sono emerse le altre sfumature del rosé. Ad esempio, quella che ci mostra un vino capace di reggere l’urto del tempo senza “spogliarsi” più di tanto di tannini e acidi, come dimostrato nella verticale, tutta abruzzese, di Cerasuolo Doc di Cataldi Madonna (annate 2004, 2006, 2010 e 2014) ed Emidio Pepe (annate 2003, 2011, 2013 e 2015). Laddove la tonalità si è scostata dal “canonico” color cerasa, il profilo gusto-olfattivo ne ha risentito ben poco, leggasi Pepe 2003. Le riflessioni sul colore sono state ricorrenti nel corso di tutti i dibattiti e durante le master class proposte da Slow Wine, “Sicilia vs Calabria”, “Una finestra sui rosati del mondo” e “Cerasuolo d’Abruzzo a confronto”, curate da Fabio Giavedoni e Francesco Muci. Assodato che ragioni di marketing ed esigenze commerciali privilegiano il paradosso della bottiglia trasparente per i vini rosati, a scapito della loro integrità nel tempo; il colore “giusto” per un paradigmatico rosato salentino da uve Negroamaro non può prescindere da considerazioni relative alla tecnica di vinificazione e al vitigno di partenza: dotato di buona acidità e con una trama tannica importante, come spiega bene Giuseppe Baldasarre nel suo libro “Negroamaro di Puglia. Il gusto nascosto”. La tradizione del rosato salentino vuole la vinificazione “a lacrima”, che prevede la pressatura soffice, la macerazione di poche ore e la resa in mosto equivalente al 35%. L’esigua percentuale dopo la svinatura sarà destinata alla successiva fase di fermentazione alcolica. Quindi, vini rosati così ottenuti non possono, e non dovrebbero, scimmiottare lo stile provenzale caratterizzato dalla tipica nuance buccia di cipolla. La Provenza invece, è stata citata come lungimirante modello di marketing territoriale da cui imparare. Così come la Doc Cerasuolo d’Abruzzo. Un’unica Doc usata per le quattro province abruzzesi indica il rosato da Montepulciano d’Abruzzo; ciò scongiura l’accavallamento di denominazioni.

Il mondo dei vini rosati in Italia è tutto da esplorare. I dati a livello mondiale parlano di 24 milioni di ettolitri di vino prodotti. Il consumo di vini rosati in Italia equivale al 6%, negli Stati Uniti e in Francia supera il 22%. In Provenza gli investimenti a favore della ricerca e della comunicazione sono ingenti, nel Belpaese la musica cambia e stona. I dati faticosamente raccolti da Andrea Terraneo presidente di Vinarius, associazione di enotecari indipendenti, ci parlano mediamente di 4-6 etichette per esercizio scelte autonomamente dal gestore sulla base del proprio gusto. Si avverte una carenza diffusa di strumenti a sostegno della promozione dei rosati e una lacuna nella formazione.

L’Associazione deGusto Salento attraverso Roséxpo, iniziativa supportata dal Comune di Lecce e dalla Regione Puglia, dà testimonianza del concetto di promozione territoriale, intesa come progetto di ampio respiro che, con vari strumenti, dall’ambito locale si apre al mondo. Significativi gli sforzi dei 18 produttori, della responsabile dell’Associazione Ilaria Donateo, l’unica non produttrice, e del suo staff. Tutti insieme hanno stretto alleanze trasversali capaci di consentire la crescita qualitativa della manifestazione, in appena 3 anni. Solo per citare alcune partnership elenchiamo la collaborazione con il Concours Mondial de Bruxelles, la Città del Gusto di Lecce, l’antica cava Malcandrino, il magnifico Castello di Carlo V di Lecce, la delegazione regionale dell’Associazione Le Donne del Vino, l’Associazione Italiana Sommelier e Radici del Sud, la famosa rassegna dei vini meridionali. A questo elenco vanno aggiunti ristoranti, negozi, media partner e strutture ricettive. Degna di nota la partecipazione del pubblico che per 2 giorni ha affollato il Castello di Carlo V all’insegna della convivialità e con l’obiettivo di scoprire le migliori espressioni dei rosati salentini e del mondo.

di Jenny Viant Gómez