La vite sarebbe comparsa per la prima volta oltre 200 milioni di anni fa in varie zone del pianeta. I fossili più antichi sono stati ritrovati nel Caucaso ed hanno una datazione compatibile con questa teoria.
Tuttavia 5.000 anni fa, nell’era conosciuta come Neolitico, l’uomo diviene stanziale ed inizia a lavorare il terreno e a selezionare le varie specie atte alla coltivazione, tra cui la Vitis Vinifera Silvestris.
Tracce di coltivazione della vite e di anfore contenenti bevande che si suppone derivino da succhi d’uva risalgono a varie epoche comprese tra il 5000 ed il 1000 a.C.  e  le scoperte fino ad ora avevano condotto verso il Caucaso, dove sembra sia nata la vinificazione, databile al 4100 a.C.
Ricerche recentissime condotte su vigneti in Montenegro da un gruppo di studiosi spagnoli hanno individuato piante di vite nel momento del salto evolutivo che ha portato alla comparsa delle varietà coltivate a partire da quella selvatica. Una fotografia unica di quanto avvenuto con la domesticazione della specie, ovvero quel processo di selezione guidato dall’uomo, che ha trasformato le forme selvatiche (Vitis vinifera sylvestris) in piante domestiche e vinifere (Vitis vinifera/sativa). Nonostante siano passati 8.000 anni dall’inizio di tali pratiche, in Montenegro sono state trovate viti della sottospecie sylvestris che potrebbero essere considerate come proto-varietà, non ancora interamente domesticate dalla mano umana. Secondo quanto sostengono i ricercatori in questa particolare zona dei Balcani la domesticazione della vite selvatica sarebbe ancora in atto.
Nel processo di domesticazione della vite, l’uomo ha effettuato selezioni fino a produrre cambiamenti notevoli riguardanti, per esempio, l’aumento del contenuto zuccherino, la grandezza degli acini, ma anche il sesso della vite. I vari tratti selezionati dagli antichi sapienti viticoltori, sono stati quindi fissati attraverso la moltiplicazione vegetativa, dando luogo alle diverse varietà attuali.
Per via degli innumerevoli passaggi e incroci avvenuti nell’arco di millenni, i ricercatori hanno ora molta difficoltà a capire la storia di ciascun vitigno, anche se l’uso di marcatori genetici e i progressi scientifici riescono attualmente a fornire numerose indicazioni sull’origine della vite. Ma secondo il team internazionale guidato dai ricercatori dell’ICVV, si possono ottenere nuove informazioni dagli antichi vigneti montenegrini; a tale scopo gli studiosi hanno raccolto e analizzato 419 campioni in tutto il Paese e 57 varietà locali. Da questi rilievi i ricercatori hanno ottenuto 144 diversi profili genetici, dei quali più di 100 corrispondenti a viti coltivate, rivelando la presenza di una notevole diversità.
Gli esami condotti sui campioni prelevati hanno quindi svelato la presenza di presunte proto-varietà, cioè forme di vite allo stadio intermedio nel passaggio da selvatiche a coltivabili, ma ancora vicine alla forma della sottospecie sylvestris. Anzi, tra queste, un paio di vecchie viti sono risultate essere piante appartenenti proprio alla sottospecie originaria. Questa scoperta permette agli studiosi di toccare con mano le prime fasi di un processo di domesticazione, che coincide al momento in cui si prelevano talee da una pianta di sylvestris giudicata di interesse per metterle in coltivazione. Queste proto-varietà diventeranno vere e proprie varietà solo se in futuro verranno ulteriormente moltiplicate e coltivate.