Valtellina, il Nebbiolo apre le porte a un pubblico nuovo
Si è chiusa la seconda edizione di ViVa Vini Valtellina, tra degustazioni nei vigneti terrazzati e un dj set per intercettare un pubblico più giovane. Il Nebbiolo alpino sperimenta nuovi linguaggi senza perdere la propria identità territoriale.
Si è chiusa la seconda edizione di ViVa Vini Valtellina, tra degustazioni nei vigneti terrazzati e un dj set per intercettare un pubblico più giovane. Il Nebbiolo alpino sperimenta nuovi linguaggi senza perdere la propria identità territoriale.
Sondrio ha appena archiviato quattro giorni in cui il Nebbiolo, o Chiavennasca come lo chiamano da sempre in valle, ha condiviso il palcoscenico con la musica dal vivo. Non è un dettaglio marginale: è la scelta che ha caratterizzato la seconda edizione di ViVa, Vini Valtellina, la manifestazione che ha portato degustazioni, incontri, gastronomia e approfondimenti tecnici dal centro cittadino fino ai vigneti terrazzati e alle aziende della valle.
Numeri in crescita per una manifestazione ancora giovane
La seconda edizione di ViVa, Vini Valtellina ha portato degustazioni, incontri, gastronomia e approfondimenti dal centro di Sondrio ai vigneti terrazzati e alle aziende della valle. Nel bilancio diffuso dall'agenzia di stampa Askanews, circa tremila presenze, 40 cantine e una partecipazione significativa anche dall'estero hanno caratterizzato questa edizione, a testimonianza di un format che, dopo il debutto, sta trovando una propria identità e una propria platea.
Il programma, costruito attorno al rinomato Nebbiolo delle Alpi, ha affiancato alla dimensione enologica quella turistica e il confronto sul futuro della viticoltura valtellinese. Una formula che tiene insieme il calice e il paesaggio, provando a raccontare la denominazione non solo attraverso l'assaggio ma anche attraverso l'esperienza diretta dei terrazzamenti, delle cantine storiche e degli spazi urbani che per qualche giorno si trasformano in luoghi di degustazione.
La musica come chiave d'accesso per un pubblico nuovo
La novità più evidente rispetto ai tradizionali appuntamenti enologici è arrivata dall'apertura della kermesse. L'edizione 2026 si è aperta venerdì 11 settembre in Piazza Garibaldi con il primo "ViVa Opening Party" e il dj set di Ema Stokholma. Una scelta che non si è limitata alla sola serata inaugurale: la musica è tornata anche nella serata successiva, con l'obiettivo di avvicinare alla manifestazione un pubblico più ampio rispetto a quello abitualmente presente agli appuntamenti dedicati al vino.
L'operazione ha una logica precisa, spiegata anche dagli organizzatori: un modo per allargare il pubblico e avvicinare generazioni diverse al mondo del vino, senza rinunciare alla dimensione festosa e contemporanea della manifestazione. Non è una novità isolata nel panorama delle denominazioni italiane, ma colpisce che a sperimentarla sia una realtà di montagna come la Valtellina, dove il Nebbiolo si coltiva su terrazzamenti che richiedono lavorazione quasi interamente manuale e dove la narrazione del vino è tradizionalmente legata alla fatica, alla storia e al paesaggio più che all'intrattenimento.
Scienza, clima e la lunga storia della Chiavennasca
Dietro la componente più leggera della manifestazione, ViVa ha mantenuto un impianto di approfondimento tecnico-scientifico che resta centrale per una denominazione che rivendica radici antiche. Il genetista Attilio Scienza ha ripercorso la storia della varietà richiamando documenti che risalgono al XIII secolo, sottolineando come la notevole diversità genetica tra i biotipi del Nebbiolo presenti in valle sostenga l'ipotesi di un ruolo importante dell'area nella storia della varietà, secondo quanto riferito da Askanews. Da questa ricchezza genetica, ha aggiunto Scienza, deriva anche l'interesse crescente per i vigneti policlonali, nei quali convivono cloni con caratteristiche differenti: una maggiore diversità del materiale vegetale può diventare uno strumento per affrontare la variabilità delle annate e conservare una base genetica più ampia del Nebbiolo alpino.
Al tema climatico ha dedicato un intervento specifico anche l'agrometeorologo dell'Università di Milano Gabriele Cola, che ha analizzato l'andamento del 2024, un'annata caratterizzata da precipitazioni eccezionalmente abbondanti e temperature rimaste comunque elevate, un combinato che in montagna pone sfide diverse rispetto alla pianura e che il Consorzio di tutela dei vini di Valtellina monitora da vicino attraverso il proprio servizio di ricerca e sviluppo.
Il vino come porta d'accesso al territorio
Al netto dei numeri e degli approfondimenti tecnici, la domanda che la manifestazione sembra porsi è quella su come un vitigno identitario come il Nebbiolo, coltivato in un contesto di viticoltura eroica dove ogni filare comporta un lavoro manuale che altrove è già stato meccanizzato, possa dialogare con un pubblico che non frequenta abitualmente le fiere di settore. La strada scelta a Sondrio non è quella di semplificare il prodotto, ma di moltiplicare i punti di accesso: la festa in piazza per chi si avvicina per la prima volta, la visita in cantina e nei vigneti terrazzati per chi vuole capire da dove viene quel bicchiere, l'approfondimento agronomico e genetico per chi lavora nel settore.
Resta da vedere se questa impostazione, ancora alla sua seconda prova, riuscirà a consolidarsi negli anni e a diventare un modello replicabile anche per altre denominazioni di montagna, dove il rapporto tra tradizione produttiva e nuovi linguaggi comunicativi è spesso più delicato che nelle aree vinicole di pianura, proprio per il peso simbolico che il paesaggio terrazzato porta con sé.










