Franciacorta, notorietà al top: il metodo resta da scoprire

Una ricerca Ipsos Doxa presentata a Milano Wine Week fotografa una denominazione conosciuta da quasi tutti gli italiani, ma ancora poco compresa nelle sue specificità tecniche. Per il Consorzio la sfida ora è raccontare il metodo e il territorio.

Una ricerca Ipsos Doxa presentata a Milano Wine Week fotografa una denominazione conosciuta da quasi tutti gli italiani, ma ancora poco compresa nelle sue specificità tecniche. Per il Consorzio la sfida ora è raccontare il metodo e il territorio.

Il nome Franciacorta è ormai entrato nel vocabolario comune degli italiani, molto più di quanto non sia entrata la conoscenza di come quelle bollicine nascano davvero. È questa la fotografia più nitida restituita dalla nuova ricerca Ipsos Doxa commissionata dal Consorzio Franciacorta e presentata il 20 ottobre 2026 all'Università IULM di Milano, nell'ambito della nona edizione di Milano Wine Week, a oltre dieci anni dalla precedente rilevazione sullo stesso tema.

Un nome conosciuto da quasi tutti

Il dato di partenza è netto: Franciacorta è conosciuta dal 94% degli italiani, ma soltanto il 42% dichiara di conoscere correttamente il suo metodo produttivo. Un divario che non riguarda il gradimento, visibile anche nei consumi effettivi: il 75% degli italiani ha assaggiato Franciacorta almeno una volta e il 50% lo consuma con maggiore o minore frequenza.

La percezione del prodotto, del resto, è tutt'altro che generica. Il vino è associato soprattutto alle occasioni importanti (86%), alla valorizzazione del territorio e dell'italianità (85%) e a un'elevata qualità (84%). Sono numeri che raccontano una denominazione capace di uscire dal perimetro stretto degli appassionati per diventare, come osserva chi ha condotto l'indagine, un riferimento simbolico condiviso. Resta però, appunto, la distanza fra l'immagine e la sostanza tecnica: solo quattro italiani su dieci sanno davvero spiegare in cosa consista la rifermentazione in bottiglia che dà vita al Metodo Franciacorta.

Il territorio converte, ma va ancora scoperto

Se la notorietà del nome è acquisita, quella del luogo lo è meno. Secondo l'indagine, il 32% degli italiani ha già visitato la Franciacorta, mentre il 48% sa collocarla correttamente tra le province di Bergamo e Brescia. Un patrimonio di consapevolezza geografica ancora parziale, che però nasconde un potenziale evidente quando si guarda a chi il territorio lo ha effettivamente attraversato: tra gli italiani che hanno già visitato la Franciacorta, il 51% dichiara una maggiore propensione all'acquisto dopo l'esperienza. Fra chi non c'è ancora stato, il 62% ritiene che una visita potrebbe influenzare positivamente le proprie scelte di consumo.

È il punto su cui l'enoturismo può fare da leva concreta per colmare il divario fra fama e conoscenza: entrare in una cantina, camminare tra i filari, vedere le bottiglie accatastate in affinamento significa, per chi lo fa, avvicinarsi a un prodotto che altrimenti resta un'etichetta prestigiosa ma poco raccontata.

La parola al Consorzio: «Raccontare metodo e lavoro in cantina»

Per il presidente del Consorzio Franciacorta Emanuele Rabotti la lettura dei dati è un invito a non accontentarsi della popolarità acquisita. "notorietà ampia, ma ancora margini per raccontare metodo e territorio", ha dichiarato Rabotti commentando i risultati della ricerca. In un passaggio più disteso, il presidente ha aggiunto: «La notorietà è ampia, ma resta spazio per far conoscere il metodo produttivo, il lavoro delle cantine e il legame con il territorio».

Sul fronte interpretativo, Davide Cilia, ricercatore senior di Ipsos Doxa, ha sottolineato come la sfida sia "costruire una comunicazione sempre più chiara, distintiva e comprensibile", capace di tradurre in parole semplici un processo che agli addetti ai lavori sembra scontato ma che per il consumatore medio resta oscuro. Il tema si lega direttamente al rapporto con le nuove generazioni, su cui la ricerca ha dedicato un affondo specifico: Leonardo D'Onofrio, fondatore di University Network, ha ricordato che per i giovani consumatori la qualità percepita pesa in modo decisivo nella scelta d'acquisto, e che proprio per questo il racconto del prodotto non può più limitarsi all'immagine.

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