Veneto, l'export del vino frena: primo stop dopo anni di crescita

Nel primo semestre 2026 le vendite all'estero del vino veneto segnano una flessione a doppia cifra. Resistono gli Stati Uniti come primo mercato, ma il quadro geopolitico cambia gli equilibri.

Nel primo semestre 2026 le vendite all'estero del vino veneto segnano una flessione a doppia cifra. Resistono gli Stati Uniti come primo mercato, ma il quadro geopolitico cambia gli equilibri.

Per la prima volta dopo anni di crescita ininterrotta, l'export vinicolo veneto cambia rotta. Il report dell'Osservatorio Economico di Veneto Agricoltura, che ha analizzato l'andamento delle vendite all'estero nel corso del 2025 e nel primo semestre 2026, certifica una battuta d'arresto che non si vedeva da tempo: nei primi sei mesi dell'anno il valore generato dall'export ha raggiunto 1,32 miliardi di euro, con una flessione dell'8,4% rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo quanto riportato dall'Osservatorio Economico di Veneto Agricoltura. Un dato che, come sottolineano gli analisti regionali, segna l'ingresso del comparto in una fase nuova, meno trainata dai volumi e più condizionata dall'evoluzione della domanda internazionale.

Un rallentamento che arriva dopo anni di crescita

Il contesto in cui matura questa frenata non è casuale. Nel 2025 l'export di vino veneto aveva già mostrato segnali di cedimento: a fronte di quantitativi venduti sui mercati internazionali in aumento dell'1,2%, il valore complessivo era sceso a 2,93 miliardi di euro, in calo dell'1,1% rispetto al 2024, secondo i dati elaborati da Veneto Agricoltura. Nonostante tutto, il Veneto mantiene un ruolo determinante negli equilibri nazionali: le esportazioni regionali rappresentano infatti il 36,3% dell'intero export vinicolo italiano, un peso che resta ineguagliato da qualsiasi altra regione.

A sostenere il sistema produttivo veneto sono soprattutto due comparti, i vini fermi in bottiglia e gli spumanti, con andamenti divergenti che raccontano bene la complessità del momento. I primi si sono distinti per una sostanziale tenuta, con un fatturato di 1,44 miliardi di euro, in crescita dello 0,5% sul 2024, trainato da circa 3,8 milioni di ettolitri esportati. Gli spumanti, al contrario, pur avendo fatto segnare volumi in ulteriore espansione, pari a 3,3 milioni di ettolitri con un +0,8% sul 2024, hanno visto il fatturato scendere a 1,38 miliardi di euro, in calo del 3%, penalizzati dalla riduzione del prezzo medio, secondo i dati di Veneto Agricoltura.

Stati Uniti sempre primi, ma il quadro si fa più fragile

Gli Stati Uniti restano il primo mercato di sbocco per il vino veneto, un primato che resiste anche in un contesto segnato da tensioni commerciali e geopolitiche. Nel 2025 Washington ha assorbito il 21,6% delle esportazioni vinicole regionali, pari a oltre 633 milioni di euro, seguita da Germania, con 437 milioni, e Regno Unito, con 369 milioni, secondo i dati diffusi da Veneto Agricoltura. È un dato che conferma la centralità del mercato americano per denominazioni come il Prosecco, ma che al tempo stesso espone il comparto alle incertezze legate ai possibili dazi e alle oscillazioni della domanda statunitense, variabili che negli ultimi mesi hanno già condizionato le strategie commerciali di molte cantine venete.

La geografia dell'export racconta però anche un'altra storia, fatta di diversificazione progressiva. Nel 2025 il vino veneto ha raggiunto circa 150 paesi nel mondo, anche se l'89% del valore complessivo resta concentrato in appena 20 nazioni, secondo quanto rilevato da Veneto Agricoltura. Tra le new entry più significative nella top 20 spiccano Ucraina e Slovacchia, che hanno fatto segnare crescite rispettivamente del 467% e del 384% rispetto ai valori del 2016, a testimonianza di un progressivo spostamento dell'asse commerciale verso l'Europa dell'est, aree dove la domanda di vino italiano sta crescendo con ritmi sostenuti pur partendo da basi di mercato ancora contenute.

Cosa significa per le denominazioni venete

Dietro i numeri aggregati si muovono le sorti di denominazioni molto diverse tra loro. Il Prosecco, che da solo pesa in misura determinante sul comparto spumanti, si trova a fare i conti con un mercato dove i volumi continuano a crescere ma il prezzo medio si comprime, un fenomeno che rischia di erodere la marginalità delle aziende se non accompagnato da un riposizionamento qualitativo. Diversa la situazione per i vini fermi in bottiglia, categoria in cui rientrano anche le produzioni di punta come l'Amarone della Valpolicella, che hanno retto meglio l'urto grazie a una domanda internazionale più stabile e meno sensibile alle oscillazioni di prezzo.

Il quadro che emerge dal report di Veneto Agricoltura è quello di un comparto che non perde la propria centralità nell'ecosistema vinicolo globale, ma che deve fare i conti con equilibri più fragili e meno prevedibili rispetto al passato. Se negli anni scorsi la crescita dei volumi bastava a garantire risultati in costante miglioramento, oggi le denominazioni venete sono chiamate a confrontarsi con una domanda internazionale più selettiva, dove la tenuta dei prezzi medi e la capacità di presidiare nuovi mercati, dall'est Europa all'Asia, diventano le vere variabili da cui dipenderà la tenuta del settore nei prossimi semestri.

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